Migliaia di case di anziani soli hanno una stanza vuota da anni. Per me è uno spreco enorme.
Conosco troppe famiglie composte da un solo anziano, quasi sempre una donna rimasta nella casa di una vita dopo aver perso il compagno. Case troppo grandi, stanze chiuse da anni. Ho l'impressione che in molti di questi casi il problema più urgente sia la compagnia, più che il reddito.
Credo che il cohousing tra anziani sia una delle risposte più semplici che abbiamo, e delle meno usate. A Lucca esiste dal 2016, e chi ci vive racconta di essere uscito dalla morsa della solitudine proprio grazie a quella scelta. Non parlo del cohousing con gli studenti, di cui abbiamo già parlato: qui parlo di coetanei, stessa generazione, le stesse paure sulla salute che diventano un terreno comune invece che un peso da portare da soli.
Eppure in Italia le esperienze di questo tipo si contano sulle dita di due mani. Non capisco perché.
Penso che la vera resistenza sia culturale più che economica: chiediamo aiuto a un figlio, paghiamo un estraneo, e raramente pensiamo che la soluzione più naturale sia un'altra persona che vive esattamente la nostra stessa fase della vita, nella stanza accanto.
Per me condividere la vecchiaia con chi la vive nello stesso momento è la forma di compagnia più naturale che abbiamo, e la scopriamo quasi sempre troppo tardi.
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